La selezione delle persone nelle organizzazioni sociosanitarie

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L’importanza dei dipendenti nelle aziende sanitarie e sociosanitarie

Il lavoro nelle organizzazioni sociosanitarie è formato essenzialmente da relazioni. Relazioni in cui si utilizzano procedure, metodi e strumenti professionali anche molto complessi, ma che nella relazione tra professionista e la persona che di quei servizi fruisce, si concretizzano e trovano un senso.

E’, quindi, su chi lavora “in prima fila” che ricade la incombenza non solo dell’adeguatezza delle cure ma anche della qualità della rapporto con le persone in carico.

Non solo, il modo in cui viene impostata la relazione tra dipendente e utenti in carico dovrebbe (il condizionale è sempre d’obbligo) rispecchiare i valori, la missione e le caratteristiche distintive, se esistenti in modo chiaro, della organizzazione.

I dipendenti, quindi, rappresentano gli elementi chiave nel mantenimento e nel consolidamento della identità e del sistema valoriale dell’organizzazione.

Possono essere creatori e facilitatori di benessere e resilienza in un contesto particolarmente delicato ed importante quale quello dell’utenza di una azienda sociosanitaria.

Coinvolgere i dipendenti e formarli

L’obiettivo è si migliorare le conoscenze tecniche (il “saper fare”), ma anche la capacità di gestire efficacemente le relazioni (il “sapere essere”).

Sono infatti leve importanti nell’affrontare i problemi della conflittualità e del burnout. Ma anche migliorare il clima organizzativo e la motivazione alla crescita professionale.

In altre parole se il compito da svolgere è arrampicarsi sugli alberi, si possono sempre formare dei tacchini per quel compito, ma è meglio assumere degli scoiattoli.

Quando si assume qualcuno spesso si assume un titolo di studio. Quasi mai si assume esplicitamente una persona capace di creare affiatamento, di entrare in empatia con i colleghi e gli utenti e di comunicare in modo efficiente e costruttivo.

Eppure sono proprio queste competenze a migliorare la qualità dell’esperienza degli utenti e il cosiddetto empowerment degli stessi, come pure l’efficienza dei processi e la qualità dei risultati

Ma come fare, concretamente tutto questo?

Dobbiamo innanzitutto sapere cosa cercare.

E per saperlo dobbiamo farci queste domande:

  1. Di che cosa abbiamo bisogno da un nuovo assunto?
  2. Dove e con chi deve lavorare questa persona?
  3. Quali problemi deve risolvere?
  4. Quali miglioramenti dovrebbe contribuire a creare e/o mantenere?

Gli strumenti da utilizzare sono diversi e ben collaudati. Basta utilizzarli all’interno di un progetto di ricerca che non può mai essere solo l’assunzione di qualcuno che riempa una casella vuota dell’organico.

Ma abbia lo scopo di creare e mantenere valore professionale e umano

E dopo che abbiamo assunto la persona giusta?

Dobbiamo guidarla e accompagnarla ad essere parte dell’organizzazione e delle sue procedure come della sua identità e del suo “stile”, non solo formarla in modo meccanico e frettoloso. In questo senso occorre qualcuno che faccia da “Virgilio” in questo percorso. Perché essere accolto è il modo migliore per non far sentire le persone dei numeri, siano essi neo assunti che pazienti

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